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AGRIFOGLIO

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MessaggioMistralcartomante il Ven Nov 10, 2017 2:26 pm

Usato in tutto il mondo come la decorazione natalizia per eccellenza, l’agrifoglio è una pianta ricca di credenze popolari, considerato amuleto contro le streghe, scaccia-malattie, scaccia-fulmine e portatore di fertilità e di buoni sogni.

Le popolazioni celtiche (come gli antichi romani) attribuivano all’agrifoglio poteri magici, e ne appendevano dei ramoscelli alle porte, come amuleti contro gli spiriti maligni.

Una vecchia credenza attribuiva ai folletti delle case e del Natale una particolare predilezione a fare brutti scherzi durante le festività. Per difendersi da tali scherzi si appendevano ramoscelli di Agrifoglio sulle porte, sui camini e alle travi delle case. La pianta, sul piano simbolico, rappresentava perciò la difesa, la precauzione, la previdenza e la resistenza. Ancora oggi, alla vigilia di Natale, viene regalato e appeso alle porte (insieme al Vischio), come augurio di bene, per propiziarsi la sorte e attirare la fortuna.
Qui da noi siamo abituati a vedere l’agrifoglio come arbusto, ma lasciato crescere (lentamente) si sviluppa in un albero forte e rigoglioso dal colore sempreverde. L’Agrifoglio, insieme all’Edera e al Vischio, era considerato un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali ed è il soggetto di alcuni carols natalizi
L’agrifoglio possiede le seguenti proprietà
astringente
diaforetica
diuretica
emetica
espettorante
febbrifuga
purgativa
L'agrifoglio è poco utilizzato nella fitoterapia moderna. Le foglie sono diaforetiche, espettoranti, febbrifughe e tonificanti. Possono essere utilizzate fresche in quasi ogni momento dell'anno, o possono essere raccolte in tarda primavera, ed essiccate per un uso successivo. Sono utilizzate nel trattamento delle febbri intermittenti, nei reumatismi, in presenza di molto catarro, nei casi di pleurite, eccetera. Il succo delle foglie fresche può essere utilizzato con successo nel trattamento dell’ittero. Le bacche sono tossiche, con effetti fortemente emetici e purgativi. Esse sono state utilizzate nel trattamento dell’idropisia e, in polvere, come astringente nei casi di sanguinamento. Le bacche sono tossiche soprattutto ai bambini e non devono essere usate in medicina se non sotto la supervisione di persone qualificate. La radice dell’agrifoglio è utilizzabile come un diuretico. La pianta è utilizzata anche per la realizzazione del rimedio corrispettivo nei Fiori di Bach: le parole chiave per la prescrizione sono odio, invidia, gelosia e sospetto.Si ritrova nei boschi in associazione con la quercia e il suo legno è di altissima qualità, duro, pesante e resistente, può vivere fino a 300 anni.
In inverno il mondo vegetale è spoglio, la natura è sopita, tanto che sembra quasi morta. Il paesaggio appare desolato e dai colori spenti. Ma proprio questo sfondo spoglio mette in risalto le piante sempreverdi. In passato, per i nostri antenati, erano proprio queste piante che racchiudevano la speranza e la certezza della rinascita della vita. Per questo motivo le piante sempreverdi sono gli emblemi dell'inverno: l'edera, le conifere, il pungitopo, il vischio e... l'agrifoglio. L’agrifoglio, con le sue foglie lucide e coriacee, di colore verde brillante, e le bacche rosse è forse la pianta che più si distingue nel contesto di un paesaggio invernale. Si tratta di un sempreverde originario dell’Europa centro-occidentale. Fiorisce in tarda primavera, con piccole infiorescenze bianche, e fruttifica in inverno. Il suo nome è strettamente collegato alla forma acuminata delle foglie. Nella lingua inglese è noto come holly (francese houx, tedesco Hülse) che alcuni vedrebbero connesso al termine holy, che significa “sacro”. Tuttavia, sembrerebbe più accettabile l’origine dalla stessa radice linguistica che ha dato in latino il termine culmen (punta).
Narra la leggenda che Baldur, il figlio di Odino, cadde ucciso per mano del nemico Loki. Odino volle onorare e sacralizzare il cespuglio di agrifoglio sui cui cadde il figlio, rendendolo sempreverde e ornandolo di piccole bacche rosse a ricordo del sangue versato. Grazie a diversi scrittori latini, primo tra tutti Plinio, sappiamo che la pianta era sacra anche per i druidi celti e che aveva poteri magici, quali la capacità di tenere lontani gli spiriti maligni. Si riteneva che le sue foglie acuminate fossero una potente arma di difesa contro le negatività. In passato la vita domestica si svolgeva principalmente nelle cucine, intorno al camino, che si pensava fosse la porta di entrata e di uscita degli spiriti degli antenati. Anche per questo motivo gli architravi dei camini venivano ornati con ramoscelli di agrifoglio, mentre cappe e canne fumarie venivano spazzate con speciali scope “magiche” formate dalle fronde della pianta. Nel mondo romano l’agrifoglio era sacro a Saturno, le cui feste, i Saturnalia, coincidevano con le celebrazioni solstiziali invernali. Di conseguenza, l'agrifoglio e gli altri sempreverdi furono adottati dai cristiani come decorazioni natalizie, nonostante la disapprovazione dei Padri della Chiesa, che vedevano in tale pratica un retaggio evidente di paganesimo. Poiché non si riusciva a estirpare tale usanza, l’agrifoglio venne risacralizzato in chiave cristiana. A tale proposito, vorrei ricordare un’altra carol natalizia, raccolta e trascritta in Inghilterra durante il XVII o XVIII secolo, il cui titolo è The Holly and the Ivy (l’agrifoglio e l’edera).
Il testo è un lungo parallelismo tra il fiore bianco e la purezza di Cristo, le bacche rosse e il sangue di Cristo, le foglie acuminate e la corona di spine, l’amara corteccia e la bevanda offerta a Cristo in croce.
Tuttavia, questo brano conserva alcune parti che sono eco di un lontano passato precristiano. Per esempio l’enigmatica prima strofa

The holly and the ivy,
When they are both full grown
Of all the trees that are in the wood
The holly bears the crown.1

(Quando l'agrifoglio e l'edera sono nel pieno del vigore, di tutti gli alberi del bosco l'agrifoglio ottiene la corona.)

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